
Con la
fine della dinastia Sui, la Cina si ritrovò a dover affrontare una serie di rivolte e disordini popolari. Fu in questo scenario che
Li Yuan, esponente dell’aristocrazia militare, approfittando della crisi generale, si impossessò del trono, occupando la
capitale Chang’An e presentandosi prima come reggente in vece dell’ultimo imperatore fantoccio della dinastia Sui e poi, dopo l’omicidio di questi per mano di un generale, come imperatore col titolo di
Gaozu (618). Ha inizio un periodo lungo quasi tre secoli con la dinastia Tang.
Con la
dinastia Tang si aprì un’era di grande prosperità che superò persino il benessere raggiunto durante la dinastia Han. Fu altresì un periodo di
splendore artistico e culturale senza precedenti. Il
Canale Imperiale, costruito in epoca Sui, favorì la nascita di nuovi insediamenti urbani lungo il suo corso, facilitando lo
sviluppo del commercio tra i vari mercati dell’entroterra. Il crescere del benessere portò ad un vertiginoso
aumento della popolazione, come dimostra il censo effettuato nell’ VIII secolo che conta una popolazione di
50 milioni di persone, numero questo che era destinato quasi a raddoppiare nel giro di un solo secolo.
Grazie a questi presupposti, i Tang furono in grado di metter sù un
esercito di professionisti che permise loro di sfidare le grandi potenze del tempo. Ampliando largamente i confini del proprio impero, poterono assoggettare molte regioni a protettorato, costringendole a pagare un tributo alla corte imperiale. La dinastia Tang segnò un periodo di grande
stabilità e di progresso e la sua influenza culturale giunse fino ai
regni di Corea e
Giappone. Oltre ad essere considerata l’
Età d’Oro di
poesia e pittura, furono anche scritte
enciclopedie e libri di
geografia, compilati compendi di
medicina ed il
Buddhismo divenne uno dei maggiori aspetti della vita culturale cinese.
Nel 626 Gaozu fu costretto ad abdicare in favore del figlio che salì al trono col titolo di
Taizong. Costui si dimostrò un leader forte e capace, impegnandosi nel risolvere i problemi interni che da secoli affliggevano la Cina. Emanò innanzi tutto un nuovo
codice legale e riorganizzò gli
organi governativi in tre dipartimenti, con l’incarico di disegnare e implementare le leggi. Istituì sei
ministeri con mansioni di giustizia, finanza e milizia: questo modello amministrativo si sarebbe poi mantenuto pressochè invariato fino al declino dell’ultima dinastia cinese, quella dei Qing. Il centro del potere dei Tang fu, come già per i Sui,
Chang’an, ovvero la
moderna Xì'an, che era al tempo la città più popolosa del mondo, oltre ad essere una delle più ricche: vi furono costruite numerosissime dimore per gli emissari in visita alla capitale e organizzate continue esibizioni teatrali e acrobatiche, nonchè gare di pittura e concorsi di poesia.
I Tang furono anche in grado di far buon uso del
commercio lungo la Via della seta e lungo le rotte marittime. Grazie a questi scambi poterono impadronirsi di nuove tecnologie, beni di lusso, usi e costumi stranieri, mentre nel verso opposto esportavano nel Medio Oriente seta, porcellane e lacca. La dinastia conobbe un momento di crisi nell’anno 755 quando scoppiò la
rivolta di An Shi: An Lushan, un generale di discendenza turca incaricato di proteggere le regioni settentrionali, approfittò dell’ampio potere a sua disposizione per tentare di rovesciare l’imperatore allora regnante
Xuanzong. All’inizio
An Lushan fu in grado di collezionare molti successi, tanto che arrivò a proclamarsi imperatore di una nuova dinastia, ma, prima che potesse impadronirsi della capitale, subì una dura sconfitta che permise ai Tang di sedare la ribellione.
La rivolta di An Lushan rimase comunque un punto di svolta che costò ai Tang prestigio e splendore: dopo quasi trecento anni di dominio, la dinastia Tang fu terminata da un governatore militare che depose l’ultimo sovrano nel 907, si dichiarò imperatore e fondò la
dinastia dei Liang Posteriori. Ha inizio il periodo conosciuto come
"Cinque dinastie e Dieci regni".