
Il periodo della
dinastia Sui (581-618) fu di breve durata, ciò nonostante essa giocò un ruolo di primaria importanza nella
storia della Cina e fu in grado di unificare nuovamente il paese, ponendo fine a quasi quattro secoli di divisioni e lotte intestine. Come accadde già per i loro predecessori della
dinastia Qin, anche i Sui passarono alla storia come una dinastia sanguinaria e crudele per via dei mezzi violenti con cui si imposero e con cui attuarono le loro riforme. Nonostante ciò, gli storici concordano oggi sul bisogno di rivedere questi giudizi e di rivalutare appieno le numerose
opere e riforme che si devono a questa dinastia e che furono di primaria importanza per il successivo sviluppo della Cina.
L’
imperatore Wen (o Wendi) fu il fondatore della dinastia Sui: quando nel 580 si appropriò a forza del trono proclamandosi imperatore, uno dei suoi primi provvedimenti fu quello di eliminare 59 principi reali per limitare il rischio di insurrezioni e di competizione per il trono. Nonostante questi macabri inizi, Wendi passò alla storia come
“l’imperatore colto”: abolì immediatamente le leggi emanate dalla dinastia precedente che discriminavano l’
etnia Han, conquistandosi così il
favore dei confuciani ed iniziò una serie di riforme volte a rafforzare la Cina per prepararla a fronteggiare la guerra che avrebbe portato alla
riunificazione.
Tra le opere più imponenti che furono portate a termine durante il suo regno figura il
Canale Imperiale che costituisce ancor oggi il più lungo canale artificiale del mondo e che si estende per circa 1,800 kilometri, collegando
Pechino alla città di
Hangzhou. Wendi inoltre attuò il sistema di
equalizzazione delle terre che, come già accadde durante la dinastia Han, era disegnato per ridurre la disparità tra ricchi e poveri e stimolare la produttività agricola; istituì nuovi organi statali per
centralizzare il potere ed emanò leggi per la
standardizzazione e unificazione del conio. Venne fortificato anche il sistema difensivo e la
Grande Muraglia fu ristrutturata ed ampliata.
La dinastia Sui fu anche sostenitrice del
Buddhismo che veniva visto come un elemento unificante per la popolazione ed una consolazione in anni così profondamente frustrati da continui conflitti. Venne promossa la sua diffusione nel regno, lo stesso imperatore Wen si convertì e si presentò come il monarca che avrebbe difeso la fede con le armi. Gli storici concordano nell’identificare il collasso definitivo della dinastia Sui nelle
guerre Goguriyeo: questo era uno dei tre
regni della Corea contro cui i Sui organizzarono una serie di imponenti spedizioni militari, promulgando la coscrizione volontaria, assumendo mercenari ed investendo in esse tutto quanto era rimasto nelle casse dello Stato. Nonostante questi sforzi, tutte e quattro le campagne militari risultarono in una terribile sconfitta. Il popolo cinese, vessato da tasse, obblighi militari e povertà insorse in massa provocando la
fine della dinastia Sui e precipitando il paese in nuovi disordini.