Il mercato del lavoro in Cina

Mercato del lavoro cineseIl mercato del lavoro cinese ha subito diversi sviluppi lungo gli ultimi decenni del Novecento e i primi anni di questo nuovo millennio. La promessa socialista di offrire lavoro a tutti i cittadini ha dovuto fare i conti nel tempo con mancate produzioni e con aumentati surplus dell'offerta lavoro. Non sono pochi coloro che relazionano l'imponente forza lavoro cinese pre- anni Ottanta, quando la Cina era rigidamente invasa dalla politica statale di Mao Zedong, ad una negazione del mercato del lavoro: in effetti non esisteva alcuna contrattazione individuale tra le parti lavorative, nessuna normativa che potesse regolare il trattamento economico, nessuna relazione industriale. Tutto andava muovendosi intorno al  monopolio statale della grande economia pianificata.

Con la morte di Mao e l'avvento degli anni Ottanta, la Cina si è affacciata a nuovi panorami. La rigenerazione arriva a toccare come una piovra tutto ciò che esiste in Cina: la riforma delle aree rurali, la rigenerazione delle aree urbane, la riforma scolastica e l'apertura al mondo esterno, tutte gettarono le basi per il futuro della nazione. Nonostante i vari tentativi degli anni 1979-1980, concentratisi nella riforma industriale, l'aumento dei salari portò ad un grosso problema di tipo inflazionistico. Nello stesso anno, secondo un'affermazione dell'allora governo, riportata nei media (Ming Pao), il numero dei disoccupati in Cina arrivò a circa 20 milioni.

Il mercato del lavoro in questa nuova visione d'insieme incominciò ad assumere una posizione di spicco, diventando anch'esso aperto ad accogliere le nuove opportunità, diventando appunto un luogo di contrattazione tra domanda e offerta di lavoro, che ovviamente non poteva garantire il lavoro ad ogni singolo cittadino. Secondo un'altra statistica portata avanti nel 2005 la forza lavoro in Cina costituiva il 60% dell'intera popolazione;  il 49% essendo impiegato nei settori primari, il 22% in quello manifatturiero, minerario e delle costruzioni, il 29% nel settore terziario.

Il mondo del lavoro aveva subito una tale trasformazione da richiedere immediati interventi in qualsiasi settore ad esso legato. Dopo vari tentativi di riforma si è arrivati all'entrata in vigore il 1 gennaio 2008 della normativa del 29 giugno 2007 sui contratti di lavoro in Cina, la quale regola  i diritti dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro, regolarizzando e rafforzando nel contempo gli strumenti di tutela sindacale. La normativa inoltre pone un sincero accento alla sicurezza dell'ambiente lavorativo, in termini di salubrità e igiene. Sin dalla sua emanazione, è il caso di dirlo, sono state non poche le critiche e le polemiche mosse al governo da parte delle multinazionali straniere, per motivi del tutto ingiustificati che preferisce lasciare ad altra sede.

Di certo c'è la grande svolta culturale in atto in Cina in materia di legislazione del lavoro, la quale sta trasformando i rapporti economici e anche sociali del paese nei confronti dell'offerta di mercato straniera. Le aziende italiane in Cina, presenti in circa 250 iniziative e circa 20 mila dipendenti, pare abbiano accolto come vantaggiosa la possibilità di una normativa scritta che possa regolare i rapporti di lavoro locali.

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